NEWS Top News UIL CSP FROSINONE — 24 settembre 2013
Italia: senza capitali necessari per difendere le Imprese

indebitamento imprese

Tre grandi gruppi italiani pesantemente colpiti dalla crisi:Telecom verso gli spagnoli di Telefonica, Alitalia ai francesi di Air France, le tre Ansaldo (Energia, Sts e Breda) ai coreani di Doosan, agli americani di General Electric e ai giapponesi di Hitachi.

Il rischio maggiore sono i problemi occupazionali che potrebbero esserci se i probabili acquirenti dovessero procedere a break-up delle attività in Italia e all’Estero. I nodi irrisolti di vecchi errori gestionali del il sistema-Italia.

L’Italia pare incapace di reagire e di concentrare i capitali necessari per difendere le proprie grandi imprese. Il problema principale è che i capitali non ci sono.

La crisi che attanaglia il paese è la più profonda e la più lunga dalla fine della seconda guerra mondiale in poi.

Le politiche restrittive di bilancio e la crisi di fiducia derivante dai rischi dell’area euro sono state tra le cause scatenanti, ma non c’è dubbio che le crescenti difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, ha dapprima aggravato la crisi e ora ne rende più lunga e difficile l’uscita.

L’unico soggetto a essere invocato per interventi di rilancio o salvataggi vari è la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), chiamata a investire su tutti i dossier delicati.

Dalla rete Telecom ad Alitalia fino a tutte le partecipate di Finmeccanica in vendita, la richiesta che si alza dalla aziende in crisi o in fase di rilancio è per un intervento della Cdp, direttamente o attraverso le sue controllate o partecipate (da Fintecna al Fondo Strategico fino a F2i).

Nel quadro di un Paese di capitalisti sempre più senza senza capitali non è assurdo che lo Stato intervenga, come in questi anni hanno fatto altri Paesi europei, per salvare e rilanciare grandi gruppi in crisi, ma se così dovesse essere, serve un mandato esplicito alla Cassa Depositi, come ha più volte ricordato il presidente di Cdp Franco Bassanini.

Manca un mercato dei capitali che finanzi le imprese e mancano gli investitori istituzionali, e questa non è di certo una novità; il punto infatti è che ciò che è venuto a mancare anche lo storico sostegno delle grandi banche al sistema-Italia. Per decenni Mediobanca e negli ultimi anni anche Intesa San Paolo, hanno fatto da sostegno, direttamente ed indirettamente attraverso Assicurazioni Generali, banche e assicurazioni (benché rivolte prevalentemente al Nord) al sistema industriale italiano, garantendo ricapitalizzazioni tramite i patti di sindacato, costituiti sia per i grandi gruppi privati in difficoltà sia per creare nuclei stabili di azionisti di società privatizzate.

Le cose sono evidentemente e inevitabilmente cambiate in seguito alla crisi finanziaria globale avviata nel 2007, senza dimenticare le nuove regole sul capitale di Basilea 3, deleterie per gli investimenti nelle quote di minoranza. La conseguenza è stata l’addio annunciato ai patti sindacato da parte di Mediobanca e alla riduzione, graduale ma indispensabile, della stessa Mediobanca e di Intesa Sanpaolo delle tante partecipazioni finora considerate «strategiche».

UniCredit si è sempre tenuto fuori dalle interessenze azionarie, Ubi Banca non ha la taglia né la vocazione a grandi operazioni di “merchant banking”(“merchant banking”: Banca d’affari; società creditizia che finanzia, in molteplici forme, imprese industriali e commerciali in espansione, anche partecipando direttamente al loro capitale).

Il resto del sistema bancario italiano, anche tralasciando il caso del Monte Paschi a rischio nazionalizzazione, è in grave crisi: in media il rating delle banche medie è “junk” (“junk bond”: letteralmente obbligazione spazzatura. Indica una obbligazione che, essendo emessa da una società poco affidabile, compensa con un rendimento elevato il maggior rischio che viene assunto dagli investitori in termini di rimborso del capitale investito) e la necessità è di rafforzare il proprio patrimonio.

Inoltre il prossimo trasferimento della vigilanza dalla Banca d’Italia alla Bce sta determinando nuovi accantonamenti sui crediti in sofferenza con il rischio di una nuova frenata agli impieghi alle imprese.

Il nostro sistema è fragile, vessato dalla crisi e alle prese con le nuove regole sulle banche: l’Italia si prepara ad affrontare l’avanzata dei grandi gruppi esteri che puntano a comprare a prezzi da saldo molte grandi aziende italiane, pubbliche e private.

I protagonisti

Alberto Nagel
Per decenni Mediobanca ha rappresentato il sostegno al sistema-Italia: sia direttamente, sia indirettamente, attraverso le Assicurazioni Generali e le banche e assicurazioni che ruotavano attorno alla cosidetta «Galassia del Nord», garantendo ricapitalizzazioni tramite i patti di sindacato.

Enrico Cucchiani 
Negli ultimi anni, nel ruolo di «pivot» del sistema Italia è intervenuta anche Intesa Sanpaolo: basti pensare al 2008 e all’iniziativa della banca nella vicenda Alitalia. La crisi finanziaria e le nuove regole di Basilea 3 hanno causato una penalizzazione degli investimenti nelle quote di minoranza: di qui la riduzione delle partecipazioni «strategiche».

Franco Bassanini
La Cassa Depositi e Prestiti, di cui Franco Bassanini è presidente, è stata tirata in ballo nelle ultime settimane come «cavaliere bianco» di tutti i dossier più importanti aperti in Italia: dalla rete Telecom, ad Alitalia fino alla partita Finmeccanica, direttamente o attraverso le sue controllate o partecipate (Fintecna, Fondo Strategico, F2i).

 

Silvia Morini
UIL Frosinone

(*Fonti:
http://www.corriere.it/
http://www.abi.cab.banche.meglio.it/

http://www.ilfattoquotidiano.it/)

Share

About Author

admin

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.