caccia Alle Streghe ukpabio

In Afri­ca è pur­trop­po an­co­ra dif­fu­sa la cre­den­za che al­cu­ne per­so­ne pos­sa­no es­se­re “stre­ghe” o “ma­ghi”

A far­ne le spe­se so­prat­tut­to le don­ne sole e i bam­bi­ni, che su­bi­sco­no ostra­ci­smo, an­ghe­rie e abu­si. Come de­nun­cia­no pun­tual­men­te le as­so­cia­zio­ni uma­ni­ste afri­ca­ne. Cer­ti re­tag­gi su­per­sti­zio­si le­ga­ti alle cul­tu­re lo­ca­li ven­go­no rin­ver­di­ti an­che a ope­ra del­le con­gre­ga­zio­ni cri­stia­ne più in­te­gra­li­ste, che fo­men­ta­no vere e pro­prie per­se­cu­zio­ni.

Recentemente, alcuni gruppi impegnati per i diritti umani hanno avviato una campagna di sensibilizzazione per fermare la caccia alle streghe in Nigeria.

Nello stato del Cross River una santona evangelica locale, la cosiddetta “apostola” Helen Ukpabio, ha lanciato infatti una crociata contro le streghe. La donna, personaggio religioso di spicco nell’area e a capo della Liberty Gospel Church, ha chiamato a raccolta i fedeli a Calabar per una settimana di ministero rivolto alle “vittime” dei maghi.

Con la sua propaganda Lady Ukpabio, pure tramite libri e film, diffonde la credenza che i bambini possano essere posseduti dal diavolo e compiere malefici. Come rilevato da Gary Foxcroft, direttore del Witchcraft and Human Rights Information Network, nei suoi testi persino sintomi di malattie molto diffuse in quelle zone (quali la malaria) sono ritenuti segni di possessione. E per “curarli”, denuncia l’avvocato James Ibor, ci si trova di fronte a casi di bambini costretti a bere intrugli velenosi, unti d’olio o ustionati con ferri arroventati. Sebbene tali pratiche siano condannate dal codice penale, le autorità non intervengono temendo di inimicarsi questi gruppi religiosi molto visibili e influenti.

Alcune associazioni che tutelano i diritti dell’infanzia hanno anche segnalato abusi e persino uccisioni di piccoli “indemoniati”, fomentati della sua Chiesa. La santona aveva fatto causa nel 2010 a Leo Igwe e altri attivisti, procedimento poi rigettato dalla Corte suprema di Calabar. La donna aveva sostenuto che questi, nel denunciare i fatti anche tramite conferenze, violassero il suo diritto di proclamare il Vangelo e aveva chiesto un risarcimento di 200 miliardi di naira (circa 1,3 miliardi di dollari). Proprio Igwe, rappresentante per l’Africa occidentale della International Humanist and Ethical Union, esperto del fenomeno, e studente di un corso di dottorato sul witch-hunting in Germania, durante una conferenza a Calabar nel 2009 era stato aggredito, tra inni e invocazioni, da una folla di fedeli esagitati accorsi per boicottarlo.

Non accade purtroppo solo in Nigeria, ma in varie zone dell’Africa, come documentato dagli umanisti.

A rischiare anche altre categorie come gli albini, emarginati e talvolta uccisi per ricavare amuleti e pozioni dai loro corpi. George Thindwa, rappresentante della Association for Secular Humanism nel Malawi, è anch’egli attivo contro la caccia alle streghe, tanto da essere arrestato nel 2011 per essere intervenuto in soccorso di alcune anziane accusate di compiere malefici.

Un fenomeno, dunque, che miete ancora tante vittime. Una diffusa violazione dei diritti e della dignità che si nutre di superstizione e integralismo e che contribuisce ad aggravare la situazione già precaria di certi paesi poveri. L’Iheu, di cui fa parte l’Uaar, e le altre realtà attive nella campagna invitano alla mobilitazione tramite i social network usando il tag #stopthewitchhunt per sollecitare le autorità a intervenire contro la caccia alle streghe di lady Ukpabio. Si può contattare il governatore del Cross River State, Liyel Imoke, sul suo profilo personale di Twitter (@LiyelImoke) o su quello istituzionale (@crossriverstate) e su Facebook. Anche noi vi invitiamo a partecipare, perché a volte anche solo con un tweet dopo l’altro si possono mettere i governanti di fronte di fronte alle proprie responsabilità.

 Una triste storia

 wearenowitchesJeremiah, 10 anni, strega

Una sera, in una chiesa di Eket, grossa città nigeriana dello Stato dell’Akwa Ibom, la moglie del pastore si alza in piedi, punta il dito contro Jeremiah, un bambino di 10 anni, e proclama: “E’ una strega“.

Trascinano subito Jeremiah nella casa del pastore ed iniziano a bastonarlo: lo chiamano esorcismo.

Quando il bambino torna a casa, il padre gli mette un cappio al collo e lo chiude in una stanza. Sono settimane di fame, bastonate, frustate…

“Poi un giorno mio padre entrò con una tanica e mi versò la benzina sulla faccia e sui vestiti e accese dei fiammiferi. Bruciai e per molti giorni non ho potuto aprire gli occhi o la bocca”.

Passano i giorni, non si vede nessun medico. Si vede solo una nuova tanica di benzina.

Jeremiah fugge, la polizia porta il padre in galera ed il bambino in un centro della Rete per i Diritti dei Bambini e per la Riabilitazione, dove Jeremiah, il bambino che rimarrà per sempre sfigurato, è circondato da altri 170 bambini che portano il segno di orribili torture (ustioni, cicatrici da machete, chiodi piantati in testa…). Sono stati tutti accusati di stregoneria.

Altri bambini sono morti bruciati, accoltellati, avvelenati, gettati in alto mare. Tutta colpa di un revival del fondamentalismo cristiano, di cui approfittano certi pastori (spesso impostori) che hanno trovato negli esorcismi-tortura un modo di accumulare quattrini: “La religione è l’unica industria che abbiamo in Akwa Ibom, a parte il petrolio” racconta un cittadino nigeriano.

E intanto continuano a morire a decine le “piccole streghe”, di pochi anni o di pochi mesi.

 

Silvia Morini

(*Fonti:
http://www.uaar.it
http://noirpink.blogspot.it
http://www.mg.co.za)

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