vi_congresso

GREEN ECONOMY

■     Uno sviluppo orientato alla green economy. La realizzazione di un modello di sviluppo incentrato sulla green economy deve partire da un’accurata ricognizione del contesto territoriale, da cui derivi una conoscenza delle criticità sulle quali intervenire e delle potenzialità sulle quali costruire. I problemi che affliggono la nostra regione sono sempre più visibili, dallo smaltimento dei rifiuti alla mobilità, dal cemento selvaggio che svilisce sempre più il territorio ad un’agricoltura che in alcuni casi inquina e deturpa le nostre bellezze naturali, da una scarsa efficienza energetica e produttiva dei nostri impianti industriali ad una cultura ambientale carente. Le alternative possibili sono molteplici e trovano soluzione nella capacità di integrare l’attività economica alla sfera sociale ed ambientale.

■     Pianificazione strutturale e linee di intervento. Il modello di sviluppo che abbiamo in mente richiede pianificazione e lungimiranza. È necessario porre in essere le condizioni ideali perché gli interventi realizzati oggi producano dei benefici futuri: la sostenibilità deve essere il riferimento costante per una crescita equilibrata e duratura. La green economy è materia multidisciplinare e complessa che abbraccia l’ambito economico nelle sue leggi e nelle sue finalità, quali crescita e benessere, ma pone le basi in quello ambientale. È in questa prospettiva che individuiamo le principali misure di intervento in materia di:

■     Gestione dei rifiuti

■     Edilizia sostenibile

■     Agricoltura biologica e di qualità

■     Produzione di energia alternativa

■     Mobilità sostenibile

■     Turismo ambientale

■     Costruzione di una cultura ambientale. Alla base della buona riuscita di ogni intervento si colloca la necessità di realizzare una campagna di informazione e educazione ambientale e civica, ancora poco diffusa nel nostro territorio. È necessario rilanciare la competitività delle aziende, orientando la produzione verso l’industria del risparmio e dell’efficienza, in grado di ottimizzare i fattori produttivi, sostenere la domanda e valorizzare il capitale umano. Sul fronte opposto bisogna promuovere buone pratiche di consumo.

■     Mitigazione del rischio di dissesto idrogeologico. La scarsa lungimiranza e l’inefficienza nella manutenzione del territorio hanno esposto la nostra regione ad un elevato rischio idrogeologico, interessando oltre il 90% dei comuni laziali. È indispensabile una rigorosa programmazione dell’attività di mitigazione del dissesto idrogeologico; un’azione preventiva che riguardi non soltanto la messa in sicurezza del territorio ma anche la sua conservazione, contrastando il consumo del suolo, l’inquinamento, il disboscamento, la cementificazione selvaggia e la nascita di discariche abusive.

FISCO

■     Equità fiscale e redistribuzione devono rappresentare il riferimento costante delle politiche fiscali. La crisi economica ha, infatti, allargato l’area del disagio, accentuando le diseguaglianze e la vulnerabilità sociale. Si tratta di realizzare interventi che contribuiscano al riequilibrio della pressione fiscale, avviando quel processo di redistribuzione della ricchezza a favore di lavoratori dipendenti e pensionati.

■     Riduzione della pressione fiscale. L’elevato livello di tassazione all’interno della nostra regione compromette pesantemente il rilancio dell’economia, gravando sui redditi delle famiglie e sulla capacità di consumo. Gli aumenti delle tasse regionali e comunali previsti per i prossimi anni incidono in particolar modo sulle buste paga dei lavoratori dipendenti e pensionati e sulle fasce deboli della popolazione. È per questo che ci opponiamo ad ogni ulteriore aumento della pressione fiscale, soprattutto sui redditi minimi e medio alti. Si impone, a tale proposito, un ripensamento della tassazione e una rimodulazione delle aliquote.

■     Le azioni per recuperare risorse. L’aumento della pressione fiscale potrà essere scongiurato realizzando una serie di interventi che potrebbero valere centinaia di milioni di euro di risparmi. Pensiamo, a tale riguardo, che le risorse necessarie alla copertura del “prestito/anticipazioni” riferito al D.L. 35 vadano ricercate nella riduzione della spesa corrente e prioritariamente in altri capitoli, agendo su:

  1. rapida applicazione del nuovo ISEE per quanto attiene la compartecipazione alla spesa sociale di competenza regionale, comprese le RSA, evitando l’accesso a beni e prestazioni sociali da parte degli evasori.
  2. lotta all’autocertificazione del reddito personale per ottenere l’esenzione dei ticket sanitari. Misura indispensabile se si pensa che nel 2010 è stata ipotizzata una evasione di circa 60 milioni di euro.
  3. riduzione degli sprechi e dei costi della politica (vitalizi), recupero dell’evasione fiscale, risparmi degli immobili in affitto, riduzione degli organismi regionali, dei CDA e riduzione degli stipendi ai dirigenti delle aziende partecipate.
  4. Accelerazione del processo di razionalizzazione delle comunità montane, dei consorzi di bonifica, degli Ipab, delle agenzie regionali e comunali.
  5. Creazione di un’azienda o gestore unico del trasporto regionale.

MERCATO DEL LAVORO

■     Promozione della buona occupazione e contrasto al lavoro nero. É necessario rivedere tutta la frammentazione dei contratti prodotta dalle varie riforme del lavoro. Come Uil abbiamo proposto alla Regione di aprire dei tavoli di concertazione sulla vertenza lavoro, per tentare di trovare soluzioni che possano portare a nuova e “buona” occupazione, stabile, non precaria e contrastare il lavoro nero, fenomeno dilagante in questo ultimo periodo.

■     Politiche attive del lavoro. Restiamo sempre più convinti che per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, combattere la disoccupazione giovanile occorre stabilire alcune linee di intervento e dei criteri prioritari con un preciso programma di politiche attive del lavoro utilizzando adeguate risorse finanziarie finalizzate al reimpiego del personale in esubero, del personale che ha competenze ormai obsolete e dei giovani disoccupati/inoccupati che rischiano l’espulsione dal mercato del lavoro. E’ necessario mettere in campo azioni e strumenti finalizzati ad aumentare le competenze dei dipendenti delle imprese utili alla loro crescita e al loro sviluppo territoriale e al tempo stesso migliorare e incrementare le capacità di adattamento delle persone che cercano e devono mantenere il lavoro. Promuovere, quindi, una formazione che faciliti l’ingresso dei giovani, disoccupati e occupati nel mondo del lavoro, ma rivolta anche agli adulti oggi più che mai in difficoltà nel mantenere o trovare un posto di lavoro. L’accrescimento professionale dei lavoratori, attraverso la formazione continua, presuppone un’integrazione tra il sistema istruzione e formazione e il sistema lavoro, dove tutti gli attori istituzionali e sociali coinvolti diano il loro contributo. È indispensabile ampliare e rafforzare la rete dei servizi per l’impiego sempre più rivolti verso le esigenze specifiche delle imprese e dei lavoratori, in raccordo con le specificità dei territorio. Bisogna, dunque, passare da una politica assistenziale ad una politica di promozione e responsabilizzazione nei confronti di imprese e cittadini ponendoli come soggetti attivi e non solo destinatari di interventi.

■     Promuovere l’occupazione giovanile e femminile. Particolare attenzione deve essere rivolta all’occupazione di questa fascia della popolazione (il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli drammatici toccando il 40%), intervenendo con politiche e fondi mirati, incentivi fiscali per il loro inserimento e per la loro permanenza nel mondo produttivo. È necessario facilitare l’accesso dei giovani al mercato del lavoro, valorizzando il contratto di apprendistato e proponendone la decontribuzione anche per le aziende sopra i 9 dipendenti. I fondi europei (FSE) 2014-2020, inoltre, rappresentano un’occasione irripetibile di investimenti sulle imprese, sulle aree territoriali e sui cittadini, attraverso programmi di promozione che riguardano anche la scuola e la formazione. Parte delle risorse della “garanzia giovani” provenienti da Bruxelles potrebbero essere utilizzate per migliorare il sistema dei servizi per l’impiego in centri che si occupino prioritariamente dell’inserimento lavorativo dei giovani. Con la Regione stiamo costruendo alcune ipotesi di lavoro in tal senso.

■     Sfruttare tutte le risorse disponibili per creare occupazione. È necessaria una maggiore cooperazione e il coordinamento tra Regione e istituzioni locali, al fine di mettere a sistema tutte quelle risorse disponibili come i Fondi sociali europei, altri fondi strutturali, il fondo aree sottoutilizzate, insomma tutte quelle risorse disponibili a partire da quelle europee fino ad arrivare agli investimenti privati. Bisogna puntare sui settori strategici e di sviluppo economico regionale, investendo su ricerca e innovazione, su un’economia sostenibile e individuando nuovi bacini di impiego.

RIFIUTI

■     Riduzione dei rifiuti e raccolta differenziata. Il Lazio è la terza regione italiana per la quantità di rifiuti urbani prodotta, ed è questo il primo ambito dove intervenire. La riduzione per quella che è una corretta gestione dei rifiuti è un passo necessario, e per raggiungere tale obbiettivo è secondo noi fondamentale l’inserimento di una tassazione alternativa alla TARSU, che prenda in considerazione la reale quantità di rifiuti prodotta piuttosto che la metratura. Il superamento di parametri di definizione della tariffa slegati dalla produzione di rifiuti dovrebbe inoltre essere un passaggio dovuto e naturale una volta istituito il sistema porta a porta, sistema ormai riconosciuto come imprescindibile per una raccolta differenziata efficace. Tutto ciò deve essere poi accompagnato da una campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza che spieghi come e perché differenziare e soprattutto una coscienza ambientale che guidi il singolo anche nei consumi, imponendo il valore della riduzione. Sul tema della riduzione altri interventi auspicabili, e forse ancora più efficaci anche se non hanno un ritorno immediato sui dati regionali, potrebbero essere misure (quali incentivi e agevolazioni economiche) rivolte a guidare le aziende presenti sul territorio verso produzioni più che tengano conto già alla nascita del prodotto di quella che sarà la sua fine, riducendo quindi gli imballaggi (il paccaging) e usando materiali facilmente separabili e riciclabili.

■     Sistema integrato di gestione dei rifiuti. serve innanzitutto un quadro complessivo delle criticità e delle potenzialità del territorio, che tenga conto della quantità di rifiuti prodotta dalle varie zone, della dislocazione e delle potenzialità dell’impiantistica per il trattamento degli indifferenziati e per la valorizzazione dei materiali da raccolta, della capacità delle discariche e dei termovalorizzatori, addirittura della capacità del mercato di valersi dei prodotti finali della filiera del riciclo. Sulla base di questo quadro definito è doveroso poi costruire un sistema integrato ed unitario di gestione del servizio d’igiene urbana, secondo criteri di efficienza, efficacia e economicità.

■     Costituire una società unica di gestione dei rifiuti. Una visione unitaria, e la conseguente gestione, è secondo noi pensabile solo partendo da una società unica. Il grande limite alla pianificazione è sicuramente stato l’eccessiva frammentazione delle competenze, senza fissare, e tantomeno raggiungere, quelli che possono essere obiettivi comini. Una società che potrebbe svolgere questo ruolo nel Lazio forse già la abbiamo: la Gaia, recentemente acquisita dopo il fallimento dovuto alla morosità di alcune amministrazioni comunali dalla Lazio Ambiente S.p.a. (di proprietà della Regione). Già di suo la Gaia s.p.a. ha in mano la gestione dei rifiuti di diversi comuni tra la Ciociaria e la provincia di Roma, ha il termovalorizzatore di Colleferro ed una discarica, se si riuscisse a far confluire in questa azienda tutti gli altri grandi attori che gestiscono la valorizzazione e lo smaltimento dei rifiuti regionali, dall’AMA a Cerroni alla Latina Ambiente, possiamo avere quel unico attore che possa strutturare unitariamente la gestione rifiuti.

INFRASTUTTURE

Anagrafe delle opere incompiute e nuovo piano per le infrastrutture viarie

La carenza di infrastrutture rappresenta un grave deficit per lo sviluppo del territorio.

È quindi necessario portare a termine le opere inserite nell’intesa quadro di gennaio 2002 tra Regione e Governo e rimaste incompiute. La realizzazione di arterie collegate con i principali siti industriali e i principali nodi di collegamento, permetterebbe alla nostra regione di tamponare la crisi in atto, ridando al settore edile il ruolo di volano dell’economia laziale. I benefici si estenderebbero a tutto l’indotto, e creerebbero nuova occupazione.

In particolare le opere da portare a compimento sono:

■     la Roma-Latina, (compreso il tratto Cisterna – Valmontone),

■     la Orte–Civitavecchia,

■     il raddoppio della salaria,

■     le complanari in entrata su Roma.

Riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio edilizio e infrastrutturale

Avviare un piano straordinario di investimenti e, utilizzando i Fondi strutturali europei e il Fondo Sviluppo e Coesione specializzato nel finanziamento delle grandi opere infrastrutturali, agire su tre linee direttrici: riqualificazione e trasformazione dei centri urbani, messa in sicurezza degli edifici (soprattutto scolastici), efficientamento energetico.

Più in dettaglio:

■     Potenziare l’aeroporto di Fiumicino

■     Riqualificare i centri urbani;

■     Mettere in sicurezza edifici scolastici e strutture ospedaliere;

■     Sviluppare la banda larga

■     Potenziare la rete metropolitana al livello delle altre capitali europee, anche attraverso il ricorso a fondi di project-financing.

■     Riqualificazione e sicurezza

Controllo di legalità e monitoraggio costante dei costi dei lavori in appalto

Il piano di riqualificazione e di apertura di nuovi cantieri deve essere accompagnato da una attenzione costante al rispetto della legalità nell’assegnazione degli stessi, nonché nell’applicazione dei contratti di lavoro e nel rispetto dei costi preventivati.

MOBILITÀ E TRASPORTO SOSTENIBILE

Pianificazione regionale della rete dei servizi e degli investimenti infrastrutturali e verifica costante dei livelli della qualità.

Lo sviluppo socio economico della regione è legato strettamente alla qualità del suo sistema di mobilità. A tale scopo è indispensabile una pianificazione regionale della rete dei servizi, degli investimenti infrastrutturali e della verifica dei livelli della qualità degli stessi. La mobilità delle persone e delle merci assume infatti un significato strategico, in modo particolare in questo momento di forte crisi. È necessario quindi dotare le regione e Roma Capitale di un efficiente sistema di mobilità, migliorando la qualità del servizio e mettendo al centro i cittadini utenti.

A tale scopo si ritiene indispensabile valorizzare un nuovo modello di trasporto sostenibile per fronteggiare le notevoli criticità del TPL, coinvolgendo le istituzioni locali, le componenti sociali e i diversi soggetti industriali

Realizzare un Piano dei trasporti a misura del cittadino

Occorre quindi dare un nuovo assetto complessivo del TPL regionale, attraverso la realizzazione del piano regionale dei trasporti, centrato sulle esigenze dei cittadini del Lazio, finalizzato alla creazione di:

■     un Bacino unico del trasporto regionale (che superi l’attuale frantumazione).

■     un’Azienda o un gestore unico della mobilità regionale, che integri la mobilità su gomma e su ferro e il pubblico e il privato.

■     un polo delle manutenzioni regionale gomma e ferro.

Il piano regionale dei trasporti dovrà inoltre valorizzare i diversi sistemi regionali, ed in particolare; potenziare il ruolo dell’aeroporto di Fiumicino, anche attraverso il rilancio di ALITALIA; valorizzare il sistema portuale nel Lazio attraverso una connessione tra i porti alla luce della vocazione e specializzazioni di ciascun di essi; realizzare le metropolitane del mare; potenziare i collegamenti tra l’aeroporto e Roma capitale.

Avviare una politica di attenzione al pendolarismo

Il tema del pendolarismo che gravita sull’area metropolitana di Roma dovrà divenire una priorità nelle politiche di trasporto pubbliche nella duplice visione di accesso ai servizi e di incremento della qualità della vita dei cittadini.

Occorre cioè garantire ai cittadini pendolari (oltre 700.000 che ogni giorno transitano nel Lazio e raggiungono Roma Capitale) un’offerta di reti ferroviarie e linee di trasporto regionale gomma-ferro adeguata e un livello dei servizi in linea con gli standard europei.

AGRICOLTURA

L’agricoltura rappresenta un settore strategico per l’economia regionale (risultando uno dei pochi comparti “in attivo” anche sul piano occupazionale). Occorre quindi sostenere l’agricoltura quale elemento di sviluppo per la competitività del sistema Lazio, valorizzando la qualità e le specificità locali.

In particolare:

■     Salvaguardare la biodiversità nei territori rurali e tutelare i sistemi agricoli e forestali ad “elevata valenza naturale”

■     Sviluppando la produzione agricola privilegiando la filiera corta e il km zero.

■     Realizzare una maggiore sinergia con il sistema urbano (turismo rurale, vendita prodotti, ristorazione di prodotti tipici e servizi culturali, ricreativi e sportivi).

■     Sostenere comuni, imprese agricole e giovani che vogliano impegnarsi nella promozione di progetti e iniziative per promuovere l’agricoltura tradizionale e le nuove coltivazioni

■     Favorire e accompagnare (grazie anche alle risorse del PSR), i processi di ricambio generazionale attraverso l’insediamento di giovani agricoltori qualificati e sostenere l’ammodernamento delle aziende agricole.

■     Migliorare e tutelare la “risorsa del suolo” per ridurre l’erosione e limitare il dissesto idrogeologico.

TURISMO

Riportare l’economia turistica al centro delle politiche locali

Il turismo rappresenta una delle leve strategiche per lo sviluppo del territorio, che, nonostante l’attuale crisi economica, è riuscito a garantire positivi risultati.

Occorre tuttavia costruire una proposta turistica integrata e più ampia, capace di valorizzare non solo la Capitale, ma l’intero territorio regionale. La crescente competitività dei mercati turistici internazionali impongono infatti alla Regione Lazio e a Roma Capitale di diversificare e potenziare la propria forza attrattiva rispondendo alle nuove esigenze turistiche e ai diversi “turismi” (dal turismo culturale, a quello religioso, da quello enogastronomico, a quello naturalistico e lacuale, dal turismo congressuale a quello legato allo svago e al divertimento).

Realizzare una sinergia costante tra Roma e gli altri territori della regione

A tale scopo occorre ampliare l’offerta turistica, e creare un’offerta “integrata” tra Roma e il resto del territorio regionale, recuperando e valorizzando i centri storici dei piccoli comuni, al fine di sostenere la ripresa economica, far crescere il PIL Regionale e creare nuova occupazione.

In particolare:

■     Promuovere il turismo nei 378 comuni del Lazio, molti dei quali di antiche origini romane o medievali, ricchi di tradizioni popolari, cultura e bellezze naturalistiche, al fine di creare motivi e occasioni per prolungare la permanenza media del soggiorno nella Regione o creare le condizioni per farvi ritorno.

■     Valorizzare i comuni dell’entroterra, promuovendo il turismo lacuale, grazie alla presenza di numerosi laghi di origine naturale, vulcanica e artificiale.

■     Sostenere la creazione del Secondo Polo Turistico a Roma, valorizzando segmenti di mercato sinora scarsamente esplorati, quali il turismo convegnistico-fieristico, quello ludico-sportivo, quello naturalistico-archeologico e quello aero-portuale, grazie ad un ampliamento dell’offerta (Parchi divertimento a tema, strutture congressuali all’avanguardia, nuove aree portuali, riserve naturali) capace di rispondere alle trasformazioni del turismo internazionale.

■     Valorizzare a Roma i 16mila ettari di verde pubblico (un’area che si estende da Roma fino a Castel Porziano), attraverso percorsi a piedi, a cavallo e in bicicletta

■     Riqualificare il lungomare, attraverso la creazione di spazi culturali, sociali, ricreativi e sportivi. Realizzare servizi più efficienti, infrastrutture, nuovi sistemi di collegamento viario e sviluppare un’adeguata offerta di reti ferroviarie e urbane che, insieme alle vie del mare, mettano in sinergia tutte le città della costa laziale.

LA SANITÀ

■     Modifica del Piano di Rientro regionale. Il piano di rientro regionale ha determinato una progressiva riduzione dei servizi sanitari essenziali e la perdita di qualità ed efficienza dell’assistenza garantita ai cittadini. L’idea che abbiamo in mente è quella di proporre una riorganizzazione del piano di risanamento, che tenga conto del dislivello tra domanda e offerta di servizi sanitari e riorganizzi il sistema sulla base della domanda e non dell’offerta, mettendo al centro dell’attenzione i bisogni di salute e assistenza sul territorio e preservando l’equità e l’universalità nell’offerta delle prestazioni sanitarie. Per fare ciò sono necessari degli interventi di tipo strutturale, che prevedano una riqualificazione dell’intera rete ospedaliera e delle emergenze. La riorganizzazione del piano di risanamento consentirà altresì di recuperare ed evitare ulteriori aumenti delle addizionali IRPEF.

■     Integrazione tra politiche sanitarie e sociali. Sempre al fine di garantire un migliore equilibrio tra domanda e offerta di servizi sanitari sul territorio e maggiore uguaglianza nell’accesso alle prestazioni, la UIL propone di dare un nuovo assetto istituzionale alle ASL, in cui si tengano separati i servizi territoriali dalla gestione delle Aziende Ospedaliere in modo che le ASL, anche in accordo con gli enti locali.

■     Costruzione di una rete integrata tra settore pubblico e privato. La nuova programmazione della gestione sanitaria deve tenere conto delle specificità del sistema sanitario regionale, caratterizzato da una presenza sanitaria privata superiore ad ogni altra regione d’Italia (con 91 case di cura private). Considerando dunque il forte peso che riveste il settore privato, la nostra idea è quella di introdurre un nuovo sistema di regole e standard organizzativi comuni per il settore pubblico e per quello privato, in modo tale che il sistema privato accreditato non sia sostitutivo del pubblico, ma integrativo e complementare. Le strutture sanitarie, dunque, saranno accreditate con regole uguali e sottoposte a revisione periodica; i controllo saranno effettuati da un ente terzo che potrò valutare l’appropriatezza, la qualità e l’efficienza dei servizi in relazione al loro costo e alla loro efficacia. Ciò garantirà anche una maggiore trasparenza per i cittadini, che saranno in grado di riconoscere eventuali inefficienze e sprechi.

 

■     Riduzione dei tempi di attesa. Al fine di garantire ai cittadini la possibilità di usufruire delle prestazioni sanitarie in tempi utili ed evitare una sanità pubblica a due velocità (lenta per chi paga il ticket con la prenotazione, veloce per chi paga attraverso l’istituto dell’intramoenia o visita privata), la UIL propone, oltre all’apertura dei servizi in h12 e, se necessario, anche nei festivi e prefestivi, anche l’inserimento nel RECUP tutti gli istituti sia pubblici che accreditati, compresi i classificati, gli IRCSS e i policlinici.

■     Gestione del personale. Con riferimento al turn over del personale, previsto dal piano di rientro, e ai corsi di formazione e riqualificazione, la Uil propone l’istituzione di una scuola regionale di formazione alla quale possa accedere anche il personale precario in servizio, favorendone finalmente la stabilizzazione.

POLITICHE SOCIALI

■     La persona al centro della riorganizzazione dei servizi socio-sanitari. Sono passati tre anni da quando la Corte di Cassazione, con la sentenza 8254/11, ha sancito il principio secondo cui “A nessuno è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute”, ovvero che le esigenze di contenimento dei costi della spesa pubblica non possono derogare al diritto del paziente ad essere curato. Analoga è la nostra posizione in materia di welfare ed accesso ai servizi, la cui natura universalistica ed i cui standard di qualità e attenzione alla persona devono essere garantiti da processi di efficientamento e non progressivamente ristretti sulla base di valutazioni ragionieristiche.

■     Integrazione delle reti dei servizi sociali e sanitari. Nel sistema di welfare intervengono lo Stato e la Regione con un ruolo di governo e di programmazione e inoltre l’Ente locale che ha il compito di progettazione e di erogazione dei servizi con l’impegno a perseguire obiettivi di benessere sociale per l’intera collettività. Possono accedere alle prestazioni ed ai servizi socio assistenziali tutti i cittadini, con priorità per le persone in stato di bisogno e disagio sociale. La programmazione degli interventi e dei servizi socio assistenziali richiedono programmi che vanno oltre il campo di intervento strettamente sociale e che si estendono alla programmazione delle politiche sanitarie, a quelle del lavoro, della casa, dell’ambiente in cui le risorse per le politiche di welfare, se correttamente orientate, possono rappresentare veri e propri investimenti per produrre più posti di lavoro e servizi più qualificati.

■     Integrazione dell’intervento pubblico, del volontariato e del privato sociale. Compito della programmazione è quello di riorganizzare la rete dei servizi a livello territoriale con riferimento a:

■             – centralità della persona e dei suoi bisogni

■             – favorire il raccordo tra i programmi di intervento del servizio pubblico, del privato sociale e del volontariato

■             – qualità sociale intesa come condizione per raggiungere l’efficacia del sistema dei servizi.

■     E’ urgente quindi aprire una stagione nuova anche per le politiche sociali nella Regione Lazio per realizzare un “patto per il sociale” in cui occorrerà assicurare il massimo coinvolgimento della società civile e delle istituzioni per la raccolta di tutti gli elementi utili per conoscere la realtà del territorio laziale dal punto di vista della popolazione, del bisogno sociale, l’articolazione dei servizi presenti a livello territoriale, l’insieme delle risorse a disposizione per raggiungere gli obiettivi prefissi. Alcuni obiettivi prefissi sono, in primis, l’approvazione della legge regionale “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali” in cui sono state presentate osservazioni unitarie da parte delle OO.SS. che nel merito hanno già avviato incontri confronti con l’Assessorato preposto sul Piano Triennale regionale dei servizi sociali in modo tale da avere i primi effetti già nel 2014.

■     Aumento delle risorse a disposizione e approvazione della legge sugli asili nido. Nel bilancio triennale regionale si chiede di garantire un aumento delle risorse finalizzate ai piani di zona ridefinendone i criteri di assegnazione, inoltre rifinanziamento del Fondo regionale per la non autosufficienza con risorse aggiuntive a quelle previste dal Fondo nazionale. Urgente è anche l’approvazione di una nuova legge regionale sugli asili nido e sui servizi per l’infanzia che ne affermi il ruolo prevalentemente educativo e ne definisca i criteri di autorizzazione ed accreditamento delle strutture pubbliche e private accreditate che possono operare a livello regionale, compreso anche i parametri di rapporto bambini – operatore e bambini – spazio.

■     Organizzazione di un sistema integrato di interventi. I bisogni dei cittadini residenti sono sostenuti da un sistema di finanziamento regionale e statale che ha lo scopo di sostenere servizi ed interventi concreti con gli obiettivi programmati da un piano Sociale ancora da approvare, dai livelli essenziali delle prestazioni sociali (LIVEAS) e dalla attuazione dei piani di zona. Per dare concretezza al sistema spetta allo Stato, alla regione, ai comuni, individuare le rispettive quote di compartecipazione finanziaria attraverso un piano di utilizzazione delle risorse che vengono assegnate ai distretti in modo da consentire ai Comuni una efficace programmazione degli interventi in un sistema integrato in cui anche le ASL concorrono con proprie risorse e dare in questo modo piena attuazione alla 328/2000 in modo tale che tutti i soggetti pubblici implicati nel processo di programmazione dei servizi possono pervenire ad una adeguata conoscenza dei bisogni nei vari ambiti territoriali.

■     Rafforzare gli strumenti e le strutture deputate al controllo dei requisiti di accesso ai servizi e standardizzare i criteri di accesso. C’è bisogno nella Regione Lazio di indicazioni omogenee in tutto il territorio, per quanto attiene i requisiti e le modalità di accesso dei percorsi e dei risultati assistenziali, dell’utilizzo di strumenti e metodologie condivise nell’erogazione del servizio e di processi di aggiornamento del personale nonché le tariffe applicate e la valutazione del servizio erogato. Inoltre sono da determinare parametri uniformi per l’accesso alla fornitura dei servizi, per l’affidamento degli stessi per la valutazione delle prestazioni e del diritto di scelta di chi fruisce del servizio in cui siano stati prefissati e salvaguardati i LIVEAS. E’ da definire il sistema di accreditamento che rappresenta lo strumento di verifica e di continuo miglioramento della qualità dei servizi erogati attraverso un sistema di governo del territorio come previsto dalla legge 328/2000 attraverso la definizione concordata di standard qualitativi regionali riguardanti le strutture che prestano servizi socio-assistenziali in cui ogni comune, sulla base di criteri regionali concorrerà a stabilire, con gli altri comuni afferenti lo stesso Distretto socio-sanitario, un unico iter procedurale con criteri di accesso, modalità di valutazione e di controllo dei servizi per assicurare un’ omogeneità di regole sullo stesso territorio. Tutto questo porta ad una innovazione normativa ed a un cambiamento organizzativo che contribuirà a diffondere presso gli utenti una cultura della qualità che li renda partecipi non solo alla fase di valutazione dei risultati, ma anche e soprattutto nella fase di manifestazione dei bisogni e di scelta dei servizi ad essi associati.

(*Fonti:
http://www.uilromalazio.com/)

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