pari opportunita10/07/2014| CGIL_CISL_UIL.      

         Roma, 10 luglio 2014 – Il percorso di cambiamento avviato, con un governo paritario di ministre e ministri, rischia di apparire demagogico, se non seguono politiche e atti concreti per le donne, se si depotenziano le misure esistenti che le riguardano e non si esercita la delega alle politiche di Pari Opportunità, attualmente in capo al Presidente del Consiglio.

         È quanto dichiarano in una nota congiunta Loredana Taddei, Liliana Ocmin e Maria Pia Mannino, Responsabili delle politiche di Genere di CGIL, CISL,UIL in merito alla ripartizione dei fondi previsti dalla L.119/2013, in discussione oggi alla Conferenza Stato Regioni.

         Sul piano dell’efficacia per le donne vittime di minacce e violenze si stanno facendo preoccupanti passi indietro: il 28 giugno è entrato in vigore il decreto legge 92/2014 che eviterà l’arresto e la detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti famigliari e di stalking, mentre il riparto dei finanziamenti della Conferenza Stato-Regioni devolverà esigui fondi per le attività dei centri antiviolenza storici e delle poche Case Rifugio che ci sono in Italia. Torniamo dunque a sollecitare la piena esigibilità delle misure contenute nella Legge 119/2013 contro il femminicidio che rischia di essere messa in discussione se non corredata dei necessari provvedimenti attuativi e relativi finanziamenti pari, per gli anni 2013/2014, a 17 milioni di euro che ad oggi non si vedono e di cui non si conosce bene la destinazione. Tutto questo in evidente controtendenza rispetto agli impegni e alle intenzioni espresse dal Governo e in contrasto con le indicazioni che vengono dalla Comunità internazionale e dalla Convenzione di Istanbul, da noi ratificata, che entrerà in vigore proprio nel nostro Paese il prossimo 1° agosto.

         Auspichiamo dunque un ravvedimento concreto del Governo e del Parlamento affinché si provveda celermente a rimuovere gli ostacoli che impediscono l’efficace applicazione della Legge 119/2013 e che si intervenga al più presto in sede di conversione del decreto legge 92/2014 ad apportare le dovute modiche a garanzia di tutte le donne, anche minori, vittime di violenza.

         Al di la degli annunci e delle operazioni di immagine, per dare forza al tema della prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne, che secondo i dati del Viminale nel 2013 ha fatto registrare in Italia 177 casi di femminicidio, e al tema tutt’altro che superato delle pari opportunità tra uomini e donne, torniamo a chiedere l’esercizio della delega alle politiche di Pari Opportunità ripristinando la figura di un ministro che svolga anche un’azione di coordinamento per il mainstreming delle politiche di genere tra tutti i ministeri e che proceda con urgenza all’attuazione del Piano di azione straordinario contro la violenza di genere. Tutto il resto è demagogia!

 

(*Fonti:
http://www.uil.it)

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