duemilaeunaa cura di: di Annarosa Buttarelli, Luisa Muraro, Liliana Rampello

Acquistabile su: https://www.amazon.it/Duemilaeuna-Donne-che-cambiano-lItalia/dp/8873806880

Sinossi:

Il titolo originario ma bocciato dalla casa editrice era “Donne che pensano”: titolo, come l’attuale sottotitolo, polemico nei confronti di un paese, l’Italia, in cui la politica è diventata uno specialismo di corto respiro. È scritto da donne tra loro molto diverse, che prendono sapere dalle loro pratiche e contesti di lavoro (insegnanti, infermiere, avvocate, mediche, architette, giuriste, informatiche, teologhe…). Il libro porta allo scoperto la modificazione profonda che l’azione delle donne ha prodotto e sta producendo nella vita di ciascuno. Un libro che parla di quanto si legge ogni giorno sui giornali: i nuovi lavori ad alto contenuto “relazionale”; la crisi della scuola e il sapere delle insegnanti; le forme diverse dell’abitare; il rapporto tra malattia, cura e idea della morte; una linguistica ripensata alla luce di teorie che si fondano sulla lingua materna; un rapporto con il “mettere al mondo” che non si realizza solo nella maternità reale, ma anche nella capacità simbolica, per una donna, di creare in mille altre forme.

Un libro edito nel 2001, ma molto attuale nei suoi contenuti.

Cenni biografici:

Luisa Muraro

Luisa Muraro (Montecchio Maggiore, giugno 1940) è una filosofa e scrittrice italiana.

Il lavoro teorico di Luisa Muraro è legato al femminismo della “seconda ondata” (second wave) cioè al femminismo nato alla fine degli anni sessanta negli Stati Uniti ed in Europa e che si distingue dal femminismo del XIX secolo impegnato per lo più (anche se non in ciascuna delle sue anime) nella rivendicazione puntuale di diritti civili e politici, ad esempio l’estensione anche alla donne del diritto di voto.

Il femminismo della seconda ondata compie una critica più radicale della società data giacché è caratterizzato dall’affermazione che il sessismo ha condizionato e determinato anche le più generali strutture sociali e simboliche ricevute.

Pur senza negare il valore dell’uguaglianza di donne e uomini di fronte alla legge, il femminismo con cui il pensiero di Muraro è in rapporto imposta la questione in maniera diversa, insistendo sulla differenza tra donne e uomini come ciò su cui far leva per ridisegnare gli inquadramenti attraverso cui sono elaborate le varie regioni dell’esperienza umana, ad esempio la politica o il lavoro. Ad esempio, invece di cercare nella scarsa presenza di donne nel parlamento italiano una ragione per attivare cose come le cosiddette “quote rosa”, occorre chiedersi se essa non consegua alla scelta libera di molte donne di dar corso diversamente al loro desiderio di un’attività politica. Il nucleo del cambio di prospettiva sta nel passare dalla ricerca dell’emancipazione alla capacità di vedere già all’opera nella realtà la libertà femminile.

Per le ragioni indicate, il pensiero di Muraro è talvolta etichettato come “femminismo della differenza”, dove la “differenza” è la differenza sessuale. La denominazione è spesso fraintesa: nel pensiero di Muraro non ha alcun ruolo la descrizione o l’elencazione delle presunte caratteristiche che apparterrebbero a tutte o alla maggior parte delle donne e che le distinguerebbero dall’insieme degli uomini, caratterizzati a loro volta da altri tratti; la differenza sessuale, cioè la differenza femminile e la differenza maschile sono piuttosto degli operatori facendo leva sui quali qualunque donna o qualunque uomo può ricontrattare gli inquadramenti e le elaborazioni di sé, di ciò che fa e di ciò che vive, ricevuti nel processo di socializzazione. È la filosofia, storicamente e strutturalmente maschile, che ha rimosso l’inizio, che inerisce al corpo sessuato femminile, a favore dell’origine, di un cominciamento assoluto, cioè, a partire da una tabula rasa, da un vuoto, dal nulla. Riconoscere la genealogia, riconoscere cioè che una è figlia di una madre che a sua volta è figlia di un’altra madre, riconoscere l’apporto di sapere di altre donne che sono venute prima di ciascuna è fondamentale, affinché il partire da sé, dalla propria esperienza non precluda, chiudendolo nella settorialità delle rivendicazioni, lo sguardo su tutto il mondo e venga meno, quindi, la dimensione politica del pensiero della differenza sessuale.

Autrice di molte monografie, ha pubblicato numerosi saggi e articoli, ospitati in riviste accademiche, ma anche in quotidiani e riviste indirizzate al grande pubblico.

Tra i suoi temi privilegiati vi è la ricostruzione di figure femminili della mistica cristiana, contribuendo per questa via anche a un’importante riflessione di ordine teologico sulla natura femminile di Dio.

 

Liliana Rampello

 

Liliana Rampello, critica letteraria e saggista, ha insegnato Estetica all’Università di Bologna dal 1972 al 2007. Vive e lavora a Milano come consulente editoriale. Dal 2001 al 2008 ha firmato la rubrica Ai libri non si resiste della rivista «Via Dogana» della Libreria delle Donne di Milano.

Impegnata nella “Filosofia della differenza”: quella differenza che non è opposizione alla produzione maschile, ma espressione di altre soggettività, di una ricchezza che la riduzione ad un unico soggetto (quello maschile) non potrà mai avere.

Autrice di numerosi saggi ha collaborato con «il Verri», «Rinascita», «Studi di Estetica», la «Nuova Informazione Bibliografica» e «Il filo di perle». Tra le sue pubblicazioni: La grande ricerca. Saggio su Proust(Pratiche 1994); Il canto del mondo reale. Virginia Woolf, la vita nella scrittura (il Saggiatore 2012, 1°ed. 2005); Voci d’Italia. Breve storia della ricezione italiana del Secondo sesso; postfazione a Simone de Bauvoir, Il secondo sesso (il Saggiatore 2008); La mia Colette, in Diotima, L’ombra della madre (Liguori 2007); introduzione e cura di Virginia Woolf, Voltando pagina. Saggi 1904-1941 (il Saggiatore 2012).

 

Annarosa Buttarelli

 

Annarosa Buttarelli insegna Ermeneutica filosofica e Filosofia della Storia all’Università di Verona e fa parte dal 1988 della comunità filosofica Diotima. Filosofa e femminista, è componente del comitato organizzatore del Festivaletteratura di Mantova, una manifestazione culturale nata nel 1997 in cui, nei primi giorni di settembre, si susseguono incontri con autori, spettacoli, concerti, installazioni artistiche. La manifestazione è attualmente tra gli appuntamenti culturali e letterari più importanti d’Italia e d’Europa.

Ideatrice e Responsabile scientifica del Master biennale di II livello “Consulenza filosofica di trasformazione”, presso l’ Università degli Studi di Verona. Ha scritto saggi pubblicati all’interno di sei volumi di Diotima (“Oltre l’uguaglianza”, “La sapienza di partire da sé”, “Approfittare dell’assenza”, “La magica forza del negativo”, “Immaginazione e politica”, “Politica e potere non sono la stessa cosa”). Ha dedicato molti saggi, traduzioni e curatele alla filosofa spagnola Maria Zambrano di cui è considerata una delle maggiori studiose. È direttrice della collana “Corrispondenze di Maria Zambrano” per l’editore Moretti & Vitali. Fa parte del gruppo di coordinamento di IAPh Italia (Internationale Assoziation von Philosophinnen). Impegnata nel pensiero e nella politica della differenza fa parte da anni della redazione della rivista “Via Dogana”. Ha curato, insieme con Luisa Muraro e Liliana Rampello, oltre al volume “Duemilaeuna. Donne che cambiano l’Italia” (Pratiche) a “La rivoluzione inattesa. Donne al mercato del lavoro” (Pratiche). Ha curato, con Federica Giardini, il volume “Il pensiero dell’esperienza” (Baldini, Castoldi, Dalai) che raccoglie contributi sul tema provenienti da filosofe di tutto il mondo. Recentemente ha curato la riedizione e scritto la postfazione di Carla Lonzi, “Taci, anzi parla. Diario di una femminista” (et al. Edizioni).

Silvia Morini

Uil Frosinone

 

(*Fonti:

www.amazon.it

www.wikipedia.org

www.treccani.it

http://www.societadelleletterate.it

http://lecittadelledonne.it

http://www.masterfilosofiaditrasformazione.it

http://www.cittasociale.eu)

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