Apriamo gli Occhi

di Cirus Rinaldi

 

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Estratto:

“(…)L’eterosessualità, e in particolare alcune sue forme egemoniche, sembrano rivestire un ruolo privilegiato all’interno delle classificazioni sessuali e delle stratificazioni corporee delle società contemporanee. La configurazione eterosessuale proietta nel mondo naturale e su altre specie, così come sulla nostra, i propri modelli (etero)normativo e (etero)sessista come standard di riferimento su cui costruire aspettative sociali e progettare forme di relazionalità, contribuendo alla costruzione di processi di naturalizzazione e di essenzializzazione sia a livello microsociale che macro. L’eterosessualità è definita come il punto di osservazione normale e naturale “a quo” definiamo la realtà, le sue relazioni, i suoi equilibri: costruiamo la realtà sociale in termini di costruzioni dicotomiche e  polarizzate. La definizione di categorie identitarie (“naturali”, “essenzializzate”) e i corrispondenti sistemi di credenze cedono all’illusorietà di una sessualità statica, fissa e rendono assai gravoso, invece, come sarebbe più opportuno, analizzarla in quanto assetto organizzato, regolato e altamente istituzionalizzato. La creazione di categorie così costruite riproducono sistemi normalizzanti, discorsi con effetto di realtà, predittivi attorno ai quali vengono definite le altre esistenze sessuali ora come “devianti” o “criminali”, adesso “patologiche”, “atipiche”,“innaturali”, “immorali”, “disfunzionali”. Il potere ideologico dell’eterosessualità consiste spesso nella produzione di effetti di realtà e di realizzazione chesi tramutano in regolarità di senso comune (l’allineamento tra genere, sesso e sessualità, per esempio: se nasco maschio non posso che avere un pene desiderare una donna, comportarmi da “maschio” e, inesorabilmente, essere eterosessuale) oppure nella definizione di cittadini “standard” (i cittadini “docili”) o, ancora, nella progettazione di interventi e servizi (i cittadini “meritevoli”,destinatari degli interventi delle politiche pubbliche). Purtuttavia, la ricerca sociale, e soprattutto le sociologie queer, hanno dimostrato come l’eterosessualità poggiasse su convenzioni ideologiche e come esistessero differenti modalità di essere eterosessuali (e omosessuali), contribuendo di fatto a de-essenzializzare e denaturalizzare il concetto e a sollecitare analisi in grado di tenere conto delle implicazioni relazionali delle definizioni e delle categorizzazioni sociali, piuttosto che continuare a utilizzare categorie essenzialiste, statiche, immutevoli e astoriche. L’eterosessualità non ha una dimensione ontologica ma consiste in un dispositivo relazionale “una particolare organizzazione storica dei sessi e dei loro piaceri”. Le categorie sessuali dominanti e le strutture di potere continuano a essere, privilegiate, normalizzate, naturalizzate oppure “dimenticate” nel duplice senso di essere rese lo standard o il dato per scontato, perché sedimentate in una unica e totalizzante storia di “sguardi”. Così come la bianchezza, oppure i corpi abili (ablebodiedness), l’eterosessualità viene costruita socialmente come istituzione sociale dominante e conseguentemente universalizzata. Le scienze sociali,tentando di ri-narrare i loro presupposti epistemologici, dovrebbero mettere(rsi) in discussione le modalità e le forme epistemologiche della conoscenza scientifi-ca e dei suoi metodi soprattutto quando rivolti a individuare e riprodurre corpi, generi e sessualità normali e normati(vi), “tipici”. Le metodologie queer, per esempio, contribuiscono a ridefinire le politiche della ricerca nella misura in cui contemplano l’emancipazione delle soggettività

non normative a partire proprio dall’uso di un nuovo vocabolario che è in grado di fornire la presa di parola:proprio nel momento stesso in cui il soggetto è rappresentato come “deviante” esso viene prodotto e riprodotto ed “interpellato”, in una forma implicita di sorveglianza, controllo e riconoscimento. Da qui la necessità di rimarcare il ricorso a una sociologica pluralista e deessenzializzata in grado di riflettere sulla sua genealogia e sull’uso fatto di dispositivi normalizzanti e sulla base dei quali sono stati imposti modelli culturali,epistemologici e di conoscenza e pratica scientifica “naturalizzati”. Appare infatti urgente una critica serrata delle categorie interpretative in uso alla luce dei più recenti mutamenti sociali e la introduzione di nuove con maggiore capacità interpretativa e analitica (cosa è un corpo? Di quale sesso parliamo? Cosa si intende per famiglia? Genere e sesso sono ancora variabili dicotomiche? Per essere maschio devo per forza possedere un pene?). La paura, tutta accademica, del mantenimento dei confini disciplinari e della difesa di un sapere “ufficiale” hadi fatto rallentato l’utile osmosi con la più vasta teorizzazione sociale ed extra-accademica, rapporto necessario per contrastare i modelli e le categorie analitiche neutrali dal punto di vista dei corpi, dei generi e della sessualità e introdurre nelle pratiche di ricerca generi, sessi, sessualità e corpi non normativi per potere ripensare ai vincoli dei parametri analitici. Da queste brevi riflessioni emerge sempre di più la necessità di guardare alla pluralizzazione dei generi e delle sessualità e a criticarne il supposto allineamento.(…)”

 

Cenni biografici

Rinaldi Cirus:

È Professore aggregato di Sociologia del diritto, della devianza e mutamento sociale presso il Dipartimento «Culture e Società» dell’Università degli studi di Palermo, dove insegna Sociologia della devianza e mutamento sociale, Generi, sessualità e violenza negli scenari contemporanei e Studi LGBT e Teoria Queer. È autore di varie pubblicazioni, nazionali e internazionali; tra i sui temi e ambiti di ricerca: la teoria della devianza; il rapporto tra maschilità e violenza, la costruzione sociale delle sessualità, la prostituzione maschile, la ricerca metodologica applicata alla devianza e al crimine con particolare riferimento all’analisi etnografica. Tra i suoi lavori più recenti una serie di voci apparse per l’Encyclopedia of Social Deviance diretta da Craig J. Forsyth e Heith Copes (Sage, Los Angeles, 2014), Sesso, Sé e Società (Mondadori Università, Milano, 2016); Diventare normali. Teorie, analisi e applicazioni interazioniste della devianza e del crimine (McGraw-Hill, Milano, 2016). È componente del comitato scientifico della sezione «Studi di Genere» dell’Associazione Italiana di Sociologia.

 

  • Dipartimento: «Culture e Società» – Università di Palermo, Ed. 2 – Viale delle Scienze 90128 Palermo Italy
  • Ateneo/Ente: Università degli studi di Palermo
  • Telefono: +3909123892219
  • Pagina web personale
  • Email: cirus.rinaldi AT unipa.it
  • Sezione di voto: Studi di Genere
  • Altre sezioni: Sociologia del Diritto

Morini

Uil Frosinone

(*Fonti:

https://www.libreriauniversitaria.it

https://www.ibs.it

http://www.ais-sociologia.it/soci/rinaldi-cirus)

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